Navigare di notte
di Cino Ricci, tratto da Bolina, gennaio 2009
La navigazione notturna è importante nella formazione del velista. Per acquisire le tecniche dell'andar per mare di notte bisogna imparare gradualmente. Può accadere, infatti, che per un'avaria o un ritardo nell'arrivo in porto, si debba stare in mare più del previsto o tutta la notte. Un'evenienza che non deve costituire un problema e anzi a bordo va vissuta con quella tranquillità che il navigante deve possedere e saper trasmettere. Un marinaio che naviga solo di giorno è un mezzo marinaio.
Il buio deve essere una normale condizione di chi va per mare, soprattutto se a bordo vi sono persone poco pratiche, poichè tutta la notte può essere incantevole o suscitare angoscia o perfino incubi.
Per apprendere la navigazione col buio si può iniziare con brevi uscite col bel tempo, osservando la terra dal largo e individuando i fanali di ingresso del nostro porto nella miriade di luci della costa. Poi si continua con navigazioni più lunghe con il tempo perturbato, quando la foschia, la pioggia o il vento rendono più complessa sia la vita a bordo che le manovre.
L'uomo ha delle doti "animali" che col buio si rivelano straordinarie. Si scoprirà che spegnendo tutte le luci di bordo, salvo quelle di posizione, la bussola e gli strumenti, gli occhi ci faranno vedere più di quanto si pensi: le vele, le manovre, le attrezzature fondamentali sul ponte. In queste condizioni si deve apprendere a individuare ogni tipo di luce visibile sul mare. Le luci di via di un peschereccio o di una nave sono le più importanti e si dovrà capire con certezza che rotta fanno rispetto alla nostra barca.
Una costa di notte, poi, è spesso un brulicare di luci, insegne, automobili, etc. Si deve apprendere a individuare quelle che ci interessano. Le difficoltà di notte aumenteranno col maltempo. La nebbia, la pioggia, il vento, in particolare, renderanno la navigazione impegnativa ma mai pericolosa se si ha l'esperienza necessaria. È importante, per esempio, prendere sempre una rotta di sicurezza lontano dalla terraferma, e non temere di stare tutta la notte in mare.
Nonostante gli strumenti di bordo (radar e gps) oggi ci aiutino parecchio, va appreso a utilizzarli solo per riscontrare le nostre scelte e non affidarsi ciecamente a questi. In tal senso sarà importante, prima di iniziare la navigazione, avere tracciato la rotta su carta nautica e preso degli appunti su un foglio a parte, poichè la carta si potrà bagnare o perdere al vento. In queste condizioni la bussola, con la sua piccola luce, diventerà lo strumento principe.
I nostri occhi, abituati ormai al buio, faranno il resto osservando per 360 gradi intorno alla barca per non farsi sorprendere da una nave che può presentarsi da qualsiasi lato. Poi frequentemente si dovrà andare sotto coperta a riportare il punto nave e la rotta sulla carta per verificare che la navigazione stia procedendo come previsto. Se per esempio il vento rinforza e navighiamo al traverso avendo sottovento la costa, si dovranno osservare sulla carta le linee delle batimetriche. La nostra rotta può essere deviata da vento e corrente spingendoci verso la costa. Allora bisogna virare senza indugi e allontanarsi con un bordo al largo.
La navigazione notturna affina la tecnica di navigazione e di manovra a vela e dovrebbe costituire una parte importante dei programmi delle scuole, anche per l'abilitazione alla patente nautica.
tratto da Bolina Gennaio 2009
